L’Italia e il fattore Internet, il 2015 è dietro l’angolo…

Una recente ricerca della Boston Consulting Group e Google, dal titolo Fattore Internet, mette in evidenza come lo sviluppo della rete e l’Italia fatichino ad incontrarsi.

E’ vero che internet è un fattore propulsivo dell’economia italiana e che nel 2010 ha dato vita ad un mercato pari al 2% del Pil (+10% rispetto al 2009), per un valore di 31,6 miliardi di euro, ma si tratta di risultati molto risicati rispetto al 7,2% britannico e al 7,3% danese.

Secondo l’Indice di Intensità Internet creato dalla Boston Consulting Group sulla base di parametri come la banda larga, le spese per acquisti e pubblicità online e il livello di utilizzo da parte di cittadini, imprese e istituzioni, l’Italia è al penultimo posto tra i paesi dell’Ocse, subito prima della Grecia, in una classifica che vede la prima posizione conquistata dalla Danimarca.
Per il futuro il rapporto prevede una crescita  annua attesa fra il 13% e il 18% fino al 2015, quando l’Internet economy italiana dovrebbe rappresentare fra il 3,3% e il 4,3% del Pil, cioè fra i 59 e i 77 miliardi di euro.

La strada è lunga ma è segnata.

Le piccole e medie imprese italiane attive online negli ultimi tre anni hanno registrato una crescita media dei ricavi dell’1,2%, dato che può sembrare modesto solo se non si considera il livello di crisi economica che ha colpito l’economia italiana nello stesso periodo.

Il numero di acquirenti online è passato da 7 a 8 milioni nell’ultimo anno e vanta ampi margini di miglioramento se confrontato con Regno Unito (31 milioni) o Francia (20 milioni). L’e-commerce ha già un ruolo trainante nei settori, come la moda e il turismo, in cui l’Italia è leader, occorre pero che questa opportunità venga colta in maniera più capillare e diffusa dalle PMI italiane. 3 sono le condizioni perché si sviluppi appieno il mercato e la prima è proprio lo spostamento delle PMI verlo l’online, con una maggiore segmentazione dei mercati e dei prodotti , sviluppare il mobile commerce in tutte le sue forme per creare nuove opportunità di business, educare i consumatori verso la consapevolezza della cultura digitale